Spesso siamo soliti pensare che “chi ce l’ha fatta” ha avuto tutto facile ed una strada in discesa. Ma…non e’ sempre così. Spesso...e’ esattamente il contrario.

Anche coloro che oggi hanno lasciato un segno nella storia, hanno attraversato momenti di difficoltà, di fallimento e di perdita di fiducia. Questa sezione del sito vuole raccontare piccole storie di persone, oggi grandi personaggi, che si sono però lasciati guidare dalla loro passione, talento e creativita’ per realizzare la propria missione.

Persone di ogni settore artistico, scientifico, imprenditoriale, creativo che, realizzando la propria vocazione sono divenuti imprenditori di se stessi nei vari settori professionali in cui si sono espressi.

Cercheremo di raccontare brevemente alcune storie, anche di brand noti a livello internazionale, perche’ siano di ispirazione, consapevoli che sono proprio le storie a fungere da esempio e da “movens”, per riflettere e ispirare la nostra auto-realizzazione.

Jane Goodall e la ricerca sui primati

da Alberto

Jane Goodall è una primatologa inglese e attivista ambientale. Il suo lavoro pionieristico e i suoi metodi di ricerca innovativi hanno portato alle scoperte rivoluzionarie nel mondo dei primati. Nonostante la mancanza di laurea e la dominanza degli uomini nel mondo scientifico, Jane non ha mai rinunciato al suo sogno di lavorare con gli animali selvatici in Africa. Grazie al suo duro lavoro, al nonconformismo e alla fiducia in se stessa, la dottoressa Goodall ha rivoluzionato la nostra conoscenza degli scimpanzé e ancora oggi rimane impegnata nella lotta per il benessere degli animali e la conservazione dell'ambiente.

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Fonte della foto: https://www.janegoodall.org/our-story/about-jane/

Jane Goodall nacque nell'aprile del 1934 a Londra. Fin da bambina passava il tempo osservando gli animali che la circondavano e sognava di lavorare con gli animali selvatici in Africa. Nel 1957 Jane andò per la prima volta in Kenya, dove iniziò a lavorare come segretaria. Si mise in contatto con Louis Leakey, paleoantropologo e archeologo, che la coinvolse nel lavoro di ricerca. Dopo un periodo di studi sui primati a Londra, nel 1960 Jane si trasferì in Tanzania e iniziò le sue ricerche sugli scimpanzé nella comunità di scimpanzé della Kasakela nel parco nazionale di Gombe Stream.

La dottoressa Goodall ha conseguito il dottorato di ricerca all'Università di Cambridge come una delle poche persone senza una laurea precedente. Grazie alla mancanza di formazione universitaria la sua ricerca non era vincolata dalle regole accademiche e la scienziata applicava i propri metodi di ricerca. Contrariamente alla raccomandazione di assegnare dei numeri agli scimpanzé durante la ricerca, Jane ha iniziato a dare loro dei nomi. Nel corso del tempo, la dottoressa Goodall entrò in contatto con il gruppo di scimpanzé, che la ammise nella loro comunità. Questo le diede la possibilità di osservare da vicino il loro comportamento e le loro relazioni sociali. La scienziata notò che gli scimpanzé avevano la loro personalità, erano capaci di affetto ma anche di aggressività. Il suo lavoro ha smentito la teoria secondo cui solo gli esseri umani possono usare gli strumenti; infatti, un giorno osservò che uno scimpanzé usava uno stelo per prendere le termiti da un tumulo. Alla luce delle sue scoperte, Louis Leakey disse che "Ora dobbiamo ridefinire l'utensile, ridefinire l'uomo, o accettare che gli scimpanzé sono umani"¹.

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Oltre ad essere una scienziata pioniere, la dottoressa Goodall è anche un'attivista per la protezione degli animali e dell'ambiente naturale. Nel 1977 fondò il Jane Goodall Institute, un'organizzazione che si occupa della protezione dei primati, dei loro habitat naturali e dell'ambiente. L'istituto è attivo anche nell'ambito del miglioramento dell'educazione delle ragazze e della salute delle donne. Inoltre, nel 1991 la dottoressa Goodall ha fondato un programma per i giovani chiamato Roots & Shoots che coinvolge giovani provenienti da 130 paesi di tutto il mondo in varie azioni che mirano ad avere un impatto positivo nelle loro comunità, al fine di garantire un futuro migliore per le persone, gli animali e l'ambiente². È anche il Messaggero di Pace dell'ONU.

Oggigiorno Jane Goodall è ancora una fervente sostenitrice dell'ambiente naturale; viaggia circa 300 giorni all'anno, partecipa a eventi e visita le scuole per insegnare sugli scimpanzé e sensibilizzare la società alle questioni ambientali.

Fonti:

1.https://www.janegoodall.org.uk/chimpanzees/chimpanzee-central/15chimpanzees/chimpanzee-central/19-toolmaking

2. https://www.janegoodall.org/

3. https://www.ukri.org/women-in-research-and-innovation1/gallery-of-pioneers/jane-goodall/

4. https://en.wikipedia.org/wiki/Jane_Goodall

5. https://rootsandshoots.global/

6. https://en.wikipedia.org/wiki/Roots_%26_Shoots

Maria Lai, artista sarda contemporanea

da Alberto

Maria Lai era un'artista italiana contemporanea della Sardegna. Molte delle sue opere sono fortemente legate all'isola e traggono ispirazione dalla vita quotidiana della regione – dai lavori, materiali, tecniche tradizionali, etc. L'artista racconta la vita, la geografia, le leggende e la storia dell'isola. Nella sua arte Maria Lai si avvale di forme e materiali diversi; oltre a quelle classiche, come i disegni, molte delle sue opere sono realizzate con tessuti e tele. L'artista è nota anche per le sue performance di arte relazionale. Un motivo molto frequente nelle opere di Lai è il filo, il quale si riferisce al lavoro tradizionale delle donne della sua terra natale e al collegamento tra tutto.

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Maria Lai, fonte della foto: https://www.romeing.it/maria-lai-exhibition-rome-maxxi/

Maria Lai nacque in un piccolo paese sardo Ulassai nel 1919. Nel 1939 si iscrivò al liceo artistico di Roma e nel 1943 iniziò a frequentare i corsi di scultura dell'Accademia di Belle Arti di Venezia, tenuti da Arturo Martini e Alberto Viani. Nel 1945 Maria tornò in Sardegna dove rimase per nove anni, lavorando come insegnante d'arte nelle scuole elementari. La sua prima mostra si tenne nel 1957 a Roma nella galleria di Irene Brin, L'Obelisco. Dopo la mostra l'artista tornò in Sardegna, dove rimase per i successivi dieci anni. Fu il momento in cui Maria Lai iniziò a sperimentare e a creare le opere d'arte con i tessuti, mostrate per la prima volta al pubblico nel 1971 nella Galleria Schneider di Roma. Nel 1978 le sue opere furono esposte per la prima volta alla Biennale di Venezia.

Negli anni Ottanta Maria Lai creò le sue prime performance di arte relazionale. Una delle opere più note è "Legarsi alla montagna", una performance che ebbe luogo l'8 settembre 1981 a Ulassai. Il progetto, che coinvolgeva tutti gli abitanti del paese, consisteva nel legare tutte le porte, le strade e le case del paese con circa 27 chilometri di nastro celeste, incluso il Monte Gedili. L'ispirazione della performance fu una leggenda locale, basata su una storia vera. Nel 1861 un costone della montagna cadde su una casa uccidendo tre bambine. Una però sopravvisse alla tragedia e fu trovata con un nastro celeste in mano. Gli abitanti di Ulassai credettero che fosse un miracolo e la storia, in una versione modificata, divenne la leggenda locale.

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Fonte della foto: https://www.uffizi.it/en/events/maria-lai-the-thread-and-the-infinite

Maria Lai ha iniziato a riceve il riconoscimento internazionale nel 2017, dopo l'esposizione delle sue opere a "Documenta 14" e alla Biennale di Venezia. Nel 2004 l'artista ha ricevuto una laurea Honoris Causa dall'Università di Cagliari. È morta all'età di 94 anni nel 2013. La più grande e importante collezione delle sue opere può essere ammirata nel museo "La Stazione dell'arte", situato in una vecchia stazione ferroviaria di Ulassai, in Sardegna.

 

Fonti:

https://www.ft.com/content/0fbfc506-c01e-11e9-9381-78bab8a70848

https://www.sardegnacultura.it/j/v/253?s=25002&v=2&c=2678&c1=&visb=&t=1

http://www.stazionedellarte.com/en/marialai/

https://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Lai

https://it.wikipedia.org/wiki/Legarsi_alla_montagna