Spesso siamo soliti pensare che “chi ce l’ha fatta” ha avuto tutto facile ed una strada in discesa. Ma…non e’ sempre così. Spesso...e’ esattamente il contrario.

Anche coloro che oggi hanno lasciato un segno nella storia, hanno attraversato momenti di difficoltà, di fallimento e di perdita di fiducia. Questa sezione del sito vuole raccontare piccole storie di persone, oggi grandi personaggi, che si sono però lasciati guidare dalla loro passione, talento e creativita’ per realizzare la propria missione.

Persone di ogni settore artistico, scientifico, imprenditoriale, creativo che, realizzando la propria vocazione sono divenuti imprenditori di se stessi nei vari settori professionali in cui si sono espressi.

Cercheremo di raccontare brevemente alcune storie, anche di brand noti a livello internazionale, perche’ siano di ispirazione, consapevoli che sono proprio le storie a fungere da esempio e da “movens”, per riflettere e ispirare la nostra auto-realizzazione.

TAMARA DE LEMPICKA - UN'ARTISTA EMANCIPATA

da TalentNCreativity

Tamara de Lempicka è stata una pittrice polacca, appartenente alla corrente dell'Art Déco. Nasce nel 1898 a Varsavia, da madre polacca e padre ebreo russo; la fine del matrimonio tra i suoi genitori la porta, fin da piccola, a viaggiare e a spostarsi spesso per seguire la nonna materna, che si prendeva cura di lei.
Compie il suo primo viaggio in Italia nel 1907, e subito dopo in Francia.
E' qui che che inizia a familiarizzare con la pittura.

La sua formazione scolastica prosegue poi a Losanna, in Svizzera, e nel prestigioso collegio Polacco di Rydzyna. Quando la nonna muore, l'anno successivo, Tamara si trasferisce a San Pietroburgo dalla zia Stefa Jansen.

Un giorno, la pittrice, nella folla di in un teatro, incontra il suo futuro marito, l’avvocato Tadeus Lempicka. I due si sposano nel 1916 e successivamente, considerata la situazione politica condizionata dalla rivoluzione russa, decidono di trasferirsi a Parigi, dove iniziano a frequentare i salotti dell’alta società.

Tamara inizia a studiare pittura alla Académie de la Grande Chaumiere e alla Académie Ranson. Qui ha la possibilità di affinare il suo stile personale e originale a tal punto, che nel 1922 espone al Salon d'Automne, la sua prima mostra. Col nome di Tamara de Lempicka, diventa subito famosa come ritrattista disegnando le dame più note di Parigi.

Inizia un’intensa vita mondana per l'artista: amanti, feste, cocaina, ritmi di lavoro sostenuti e dipinti realizzati a tarda notte ascoltando a tutto volume musica di Wagner. Nel 1928 divorzia dal marito.

I numerosi spostamenti che avevano caratterizzato l’inizio della sua vita, le permettono di avere una profonda conoscenza dell'Europa. Una conoscenza che Tamara riporta spesso nei suoi dipinti. Essi sono prevalentemente caratterizzati da una nuova e moderna idea di femminilità dando un’idea leggera e al tempo stesso forte di ciò che significa essere donna: l’indipendenza, lo stile, la tenacia ma anche la delicatezza e la grazia, e soprattutto una sensualità che non può essere racchiusa in un orientamento sessuale definito. Tamara De Lepicka infatti era  bisessuale dichiarata, e le donne che dipinge sono donne in grado di affascinare entrambi i sessi.

Tamara diventa a suo modo il simbolo della nuova emancipazione femminile,
della capacità di essere indipendenti nella propria vita e di controllare quel potere maschile che fino a quel momento era stato imposto alle donne.

Belle, fredde, irraggiungibili. Le donne ritratte da Tamara sembrano vivere in un mondo remoto, dove l’essenza fisica lascia lo spazio ad un animo malinconico, tormentato e romantico. In ognuna delle sue opere è ritratta una donna diversa, ma che in realtà rappresenta sempre lei stessa. C'è sempre un pezzo di lei, insieme ad un'uso ridotto di colori luminosi, forti e decisi, così come le linee pulite e precise.

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ROBERT REDFORD - UN'ISPIRAZIONE PER L'INNOVAZIONE

da TalentNCreativity

Charles Robert Redford è nato a Santa Monica il 18 agosto 1936.

Attore e regista statunitense, appassionato di politica, democratico, direttore e fondatore del Sundance Film Festival, vincitore di due premi Oscar, ecologista e sex symbol.Nato da padre lattaio e contabile, e madre casalinga, Redford crebbe nel quartiere spagnolo della città. "Erano gli anni della depressione", racconta "c'erano pochi soldi, i miei avevano perso tutto e si erano trasferiti a vivere su una roulotte. Un paio di amici dei miei genitori avevano accettato di ospitarci". 

Redford vide morire la madre a soli 41 anni, e attraversò un periodo di ribellione, in cui abbandonò gli studi a soli 19 anni. Al liceo amava più l’arte e lo sport che lo studio in genere. Nel 1955 ottiene comunque una borsa di studio per l'Università del Colorado ma ben presto perse interesse per lo studio, abbandonò lo sport e venne cacciato prima dalla squadra di baseball e poi dall'università.

Partì per l'Italia e la Francia per misurarsi con la vita d'artista e con l'intenzione di frequentare una scuola di pittura a Parigi, ma poi decise di girare l'Europa facendo l'autostoppista e dormendo in ostelli per la gioventù.

A Firenze lavorò nello studio di un pittore, ma le sue doti in quest'arte non emersero. Decise di tornare a casa, in America.Ritornò dopo un anno a Los Angeles e, deluso, cominciò a bere.Quello stesso anno conobbe Lola Van Wagenen, una diciassettenne che abitava nel suo stesso palazzo, con la quale cominciò una relazione che ebbe un'influenza positiva su di lui.I due si sposarono e rimarrano insieme per 27 anni. 

Smise di bere e nel 1958 si iscrisse al Prat Institut di New York per studiare arte.Non era poi così attratto dalla recitazione, ma cominciò lo stesso a studiarla perché voleva sapere ogni cosa sul mondo del teatro, visto che si interessava anche di sceneggiatura e di scenografia.

Un insegnante gli procurò un piccolo ruolo in una produzione di Tall Story, a Broadway: questo, inaspettatamente, diventò il trampolino di lancio verso il grande successo. Aveva già il fascino inossidabile che gli conosciamo. Era biondo e atletico, romantico ed elegante mentre, col suo sorriso smagliante, seduceva raccontando storie e disegnando. Non convinse, però, la sua famiglia.

Nel 1958, dopo alcuni ruoli in serie tv, il padre, che non era d'accordo, gli disse: "Perché non trovi un lavoro?" Redford esordisce sul grande schermo con "Caccia di guerra" in cui Sydney Pollack, da regista, ne fa il suo attore di punta.Col volto pieno di rughe già da giovanissimo, Redford è perfetto in tutti i ruoli (tranne forse in quelli da cattivo). Incarna meglio, infatti, l'eroe positivo, romantico,quello che ogni mamma vorrebbe come genero.

Nel periodo in cui inizia ad affermarsi come attore, si consolida anche la sua vocazione alle battaglie per i diritti e all'azione nel sociale: si batte contro la costruzione di una centrale elettrica nello Utah. Il progetto della centrale salta e l'attore riceve numerose minacce di morte. 

Nella commedia teatrale "A piedi nudi nel parco", nel 1963, ottiene un enorme successo come protagonista, che gli regala lo status di sex symbol.Nel 1966, in "Lo strano mondo di Daisy Clover", vince il Golden Globe come miglior attore emergente.

Diventa produttore con "Gli spericolati", e nel 1990 crea il Sundance Institute: un istituto che aiuta le nuove promesse del cinema fornendo docenti, materiale tecnico e consulenza di grandi professionisti. Da lì nasce il Sundance Film Festival che, grazie a lui, diventa la più importante vetrina mondiale del cinema indipendente americano.

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