Spesso siamo soliti pensare che “chi ce l’ha fatta” ha avuto tutto facile ed una strada in discesa. Ma…non e’ sempre così. Spesso...e’ esattamente il contrario.

Anche coloro che oggi hanno lasciato un segno nella storia, hanno attraversato momenti di difficoltà, di fallimento e di perdita di fiducia. Questa sezione del sito vuole raccontare piccole storie di persone, oggi grandi personaggi, che si sono però lasciati guidare dalla loro passione, talento e creativita’ per realizzare la propria missione.

Persone di ogni settore artistico, scientifico, imprenditoriale, creativo che, realizzando la propria vocazione sono divenuti imprenditori di se stessi nei vari settori professionali in cui si sono espressi.

Cercheremo di raccontare brevemente alcune storie, anche di brand noti a livello internazionale, perche’ siano di ispirazione, consapevoli che sono proprio le storie a fungere da esempio e da “movens”, per riflettere e ispirare la nostra auto-realizzazione.

MARGHERITA HACK L'ICONA DELL'ASTROFISICA

da TalentNCreativity

“Fulgida figura di astrofisica, donna di granitica fattura, autonoma, indipendente, incarnazione del libero pensatore”. Così la giornalista Maria Luisa Agnese ha definito Margherita Hack.

Margherita Hack è stata una delle menti più brillanti della comunità scientifica italiana (fino ai novant'anni inoltrati). Nata a Firenze nel 1922, è stata un'astrofisica e divulgatrice italiana. Il padre era un contabile fiorentino e la madre, toscana, era diplomata all'Accademia di Belle Arti e miniaturista alla Galleria degli Uffizi.

Nel 1944, ha sposato il letterato Aldo De Rosa, amico di infanzia e suo compagno sino alla fine dei suoi giorni.

Margherita si è laureata in Fisica nel 1945 con una tesi di spettroscopia stellare, destinata a diventare il suo principale campo di ricerca. La libertà di iscriversi alla facoltà di Fisica le era stata data dagli stessi genitori: “Fai ciò per cui ti senti più portata”, le consigliarono, e così Margherita fece. Il suo nome si legherà a doppio filo alla scienza astrofisica mondiale.

Una figura carismatica: Margherita Hack è un personaggio iconico non soltanto per il suo talento scientifico, ma anche per le sue stesse scelte di vita, per il suo essere uno spirito anticonformista e per il far parte di quella schiera di donne che, grazie al proprio coraggio e alla propria perseveranza, hanno portato il mondo femminile in un settore scientifico come quello della fisica e dell'astronomia.

Ha occupato la cattedra di astronomia all'Università di Trieste, e, in qualità di professore ordinario, è diventata la prima donna italiana a dirigere l'Osservatorio di Trieste, portandolo a rinomanza internazionale. La sua gestione durerà per più di vent'anni.
La Hack, negli anni, ha svolto inoltre un'importante attività di divulgazione e ha dato un considerevole contributo alla ricerca. Ha fatto nascere e poi diretto, nel 1980, un "Istituto di Astronomia" che è stato poi sostituito da un "Dipartimento di Astronomia". Negli anni ha anche collaborato con numerosi giornali e periodici specializzati, fondando la rivista "L'Astronomia" di cui diventerà direttrice per tutta la vita.

Nel 1980 ha ricevuto il premio "Accademia dei Lincei" e nel 1987 il premio "Cultura della Presidenza del Consiglio". Membro delle più prestigiose società fisiche e astronomiche, ha lavorato presso numerosi osservatori americani ed europei (California, New Jersey, Parigi, Olanda e Messico). Scrittrice, divulgatrice di spessore, grande amante del mondo animale, vegetariana, con un animo sensibile alle problematiche civili della contemporaneità, ha fatto spesso sentire la propria voce, a proposito di questioni anche spinose come per le battaglie per il riconoscimento delle coppie di fatto. Pur restando sempre volta ad osservare le stelle del firmamento, fu ricca di passioni, scelte e impegno.

Altro

TAMARA DE LEMPICKA - UN'ARTISTA EMANCIPATA

da TalentNCreativity

Tamara de Lempicka è stata una pittrice polacca, appartenente alla corrente dell'Art Déco. Nasce nel 1898 a Varsavia, da madre polacca e padre ebreo russo; la fine del matrimonio tra i suoi genitori la porta, fin da piccola, a viaggiare e a spostarsi spesso per seguire la nonna materna, che si prendeva cura di lei.
Compie il suo primo viaggio in Italia nel 1907, e subito dopo in Francia.
E' qui che che inizia a familiarizzare con la pittura.

La sua formazione scolastica prosegue poi a Losanna, in Svizzera, e nel prestigioso collegio Polacco di Rydzyna. Quando la nonna muore, l'anno successivo, Tamara si trasferisce a San Pietroburgo dalla zia Stefa Jansen.

Un giorno, la pittrice, nella folla di in un teatro, incontra il suo futuro marito, l’avvocato Tadeus Lempicka. I due si sposano nel 1916 e successivamente, considerata la situazione politica condizionata dalla rivoluzione russa, decidono di trasferirsi a Parigi, dove iniziano a frequentare i salotti dell’alta società.

Tamara inizia a studiare pittura alla Académie de la Grande Chaumiere e alla Académie Ranson. Qui ha la possibilità di affinare il suo stile personale e originale a tal punto, che nel 1922 espone al Salon d'Automne, la sua prima mostra. Col nome di Tamara de Lempicka, diventa subito famosa come ritrattista disegnando le dame più note di Parigi.

Inizia un’intensa vita mondana per l'artista: amanti, feste, cocaina, ritmi di lavoro sostenuti e dipinti realizzati a tarda notte ascoltando a tutto volume musica di Wagner. Nel 1928 divorzia dal marito.

I numerosi spostamenti che avevano caratterizzato l’inizio della sua vita, le permettono di avere una profonda conoscenza dell'Europa. Una conoscenza che Tamara riporta spesso nei suoi dipinti. Essi sono prevalentemente caratterizzati da una nuova e moderna idea di femminilità dando un’idea leggera e al tempo stesso forte di ciò che significa essere donna: l’indipendenza, lo stile, la tenacia ma anche la delicatezza e la grazia, e soprattutto una sensualità che non può essere racchiusa in un orientamento sessuale definito. Tamara De Lepicka infatti era  bisessuale dichiarata, e le donne che dipinge sono donne in grado di affascinare entrambi i sessi.

Tamara diventa a suo modo il simbolo della nuova emancipazione femminile,
della capacità di essere indipendenti nella propria vita e di controllare quel potere maschile che fino a quel momento era stato imposto alle donne.

Belle, fredde, irraggiungibili. Le donne ritratte da Tamara sembrano vivere in un mondo remoto, dove l’essenza fisica lascia lo spazio ad un animo malinconico, tormentato e romantico. In ognuna delle sue opere è ritratta una donna diversa, ma che in realtà rappresenta sempre lei stessa. C'è sempre un pezzo di lei, insieme ad un'uso ridotto di colori luminosi, forti e decisi, così come le linee pulite e precise.

Altro